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IL MICROCHIP CHE RIDÀ LA VISTA

Redazione occhio.it

15/07/00
Un'équipe di chirurghi americani ha impiantato, per la prima volta su esseri umani, una retina artificiale di silicio, un microscopico processore, più piccolo di una punta di spillo e più sottile di un capello, su tre pazienti, due uomini e una donna, affetti da una forma molto avanzata di retinite pigmentosa. Questa malattia, gravissima patologia degenerativa della retina per la quale non esistono attualmente cure, costituisce, insieme alla degenerazione maculare, la prima causa di cecità in età adulta, colpendo in Italia oltre 30 mila persone. Se si dimostrerà funzionante, il chip ideato dai fratelli Alan e Vincent Crow, un oftalmologo e un ingegnere elettronico, costituirà per i retinopatici la prima concreta speranza di recuperare la vista. La retina artificiale non viene attaccata alla superficie della retina ma è inserita dietro di essa, in una tasca creata appositamente, risultando così meglio protetta. Il piccolo processore, che si avvale della luce naturale che entra nell'occhio, senza dunque aver bisogno di batterie o cavi (i ricercatori devono però ancora stabilire se l'occhio riceve abbastanza luce da solo per far funzionare adeguatamente il chip), contiene oltre 3.500 celle solari, ciascuna col suo elettrodo e in grado di convertire l'energia luminosa in impulsi elettrici capaci di stimolare le cellule retinali ancora funzionanti. Poiché sia la retinite pigmentosa che la degenerazione maculare distruggono lentamente le cellule fotosensibili che si trovano sul fondo dell'occhio, i coni e i bastoncelli, provocando la perdita progressiva della vista, l'impianto del microchip potrebbe migliorare sensibilmente la vista del paziente. I clinici avvertono però che è ancora troppo presto per parlare di vittoria; per sapere se non vi sono reazioni di rigetto e per stabilire fino a che punto i pazienti hanno riacquistato la capacità visiva bisognerà attendere tre o quattro settimane, il tempo necessario alla cicatrizzazione delle incisioni chirurgiche. Anche se l'operazione avrà pieno successo, la stimolazione artificiale presenta dei limiti; il paziente operato riuscirà comunque a percepire abbastanza luce da passare attraverso una porta. Inoltre, il chip non potrà essere impiantato sui pazienti che presentano altri tipi di cecità dovuta a traumi, glaucomi o diabete. Il chip è stato provato per sette anni su animali prima che venisse data l'autorizzazione per l'impianto sugli esseri umani. I pazienti retinopatici purtroppo dovranno aspettare ancora del tempo. Questo intervento deve essere considerato come un tentativo, si vedrà in seguito con quali risultati. Inutile quindi correre dall'oculista per farsi inserire in inesistenti liste d'attesa per l'intervento chirurgico. La fantascienza non è ancora entrata nel mondo dell'oculistica.

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