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LAVORARE VEDENDO POCO O
NULLA
Avv. Marco Bongi - Presidente
A.P.R.I.
15/11/00
Dal momento che la vista è senza dubbio un elemento fondamentale nello
svolgimento della maggior parte delle professioni, cosa succede quando un
lavoratore, qualunque sia il tipo di attività che egli conduce, si trovi,
dall'oggi al domani, a fare i conti con la perdita o con una forte diminuzione
delle sue capacità visive?
Pensiamo, per esempio, ad un'autista di autobus, ad un geometra, ad un chirurgo
ma anche, molto più semplicemente, ad un muratore, ad un sarto od ad un
manovale.
In questi casi, non così rari come si potrebbe credere, alla tragedia
psicologica dovuta alla comparsa di una grave minorazione, si accompagna
frequentemente anche il dramma dell'incertezza del futuro e della paura di
perdere irrimediabilmente il proprio posto di lavoro e, di conseguenza, la
possibilità di mantenere la propria famiglia.
Sono situazioni terribili. Molti, finché possono, cercano di nascondere il loro
stato di ipovedenti per evitare di insospettire il datore di lavoro. Così
facendo però espongono se stessi e gli altri a gravi rischi. Altri invece
tendono ad abbandonarsi completamente all'infausto destino e rinunciano quindi
ad ogni possibilità di riscatto sociale ed economico.
Oggi però forse c'è già all'orizzonte qualcosa di nuovo per gli ipovedenti
che vogliano tentare di seguire un percorso di riabilitazione professionale
finalizzato ad un possibile rientro nel mondo del lavoro.
La legge n. 68 del 1999 infatti introduce anche in Italia la possibilità del
cosiddetto collocamento mirato che consiste in un progetto di riqualificazione
del portatore di handicap in vista di un suo reinserimento lavorativo in attività
e mansioni a lui più confacenti.
Trattasi di un procedimento complesso ma fortemente incentivato e finanziato
dallo Stato. Esso parte di solito con un approfondito colloquio e da un esame
obbiettivo delle potenzialità funzionali del disabile. Segue quindi un periodo
di formazione ed infine l'inserimento guidato da un tutor od in una struttura
provvisoria come una cooperativa sociale od una associazione.
Le moderne tecnologie infatti (telematica, telelavoro, sintesi vocali, terminali
Braille, videoingranditori, ecc.), consentono ormai di superare parecchie
difficoltà e di progettare lo svolgimento di molti nuovi lavori anche per
coloro che soffrono di grossi problemi visivi.
L'A.P.R.I. si propone oggi, visto anche il successo di un progetto europeo
Occupazione-Horizon da essa promosso, di fungere da polo di riferimento
regionale per il collocamento professionale mirato dei disabili visivi. Stiamo,
a questo scopo, mettendo a punto una banca dati ed una serie di test per
selezionare i candidati e mettere in contatto l'offerta e la domanda di lavoro
in questo settore.
Invitiamo pertanto gli ipovedenti interessati a mettersi in contatto con il
nostro Consultorio di Torino telefonando al n. 011 664.86.36 prendendo
eventualmente un appuntamento per un colloquio.
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